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Chimica

Droghe e sostanze stupefacenti


In collaborazione con la dott.ssa Barbara Andria del Centro di Biotecnologie dell'A.O.R.N. 'A. Cardarelli' di Napoli.

Droghe e sostanze stupefacenti

Le sostanze stupefacenti sono conosciute ed usate dall'uomo fin dall'antichità, quando erano considerate magiche ed erano impiegate nei riti religiosi. Oggi vengono assunte per migliorare l'attenzione e la concentrazione, così come possono essere utilizzate per scopi curativi, e solo da qualche decennio il loro abuso ha trasformato il fenomeno in un grave problema sociale.

Il termine droga deriva dalla parola di origine olandese droog, cioè "secco". L'uso comune relega il termine nell'ambito delle sostanze illegali, ma in realtà sono droghe anche molte sostanze usate nelle terapie mediche (in inglese, il termine drug sta ad indicare genericamente un farmaco) o consumate liberamente, come la nicotina (contenuta nel tabacco), l'alcool e la caffeina (contenuta nel caffè o nel thè).

Possiamo definire come ?droghe? o ?sostanze stupefacenti? quelle sostanze psicoattive (naturali o sintetiche) che, per le loro proprietà farmacologiche, agiscono sul sistema nervoso centrale ed alterano l'equilibrio psicofisico dell'organismo, e che, allo stesso tempo, possono essere oggetto di abuso, generando una forte dipendenza, sia fisica che psichica.

Per abuso s'intende l'assunzione di queste sostanze per scopi voluttuari e senza prescrizione medica. Esse, infatti, producono tolleranza, in quanto per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti, fino a raggiungere e superare una soglia oltre la quale i soggetti non sono più in grado di vivere senza ricorrere alla sostanza (dipendenza).
La dipendenza può essere fisica (quando l'organismo è incapace di funzionare senza la sostanza esterna alla quale si è adattato modificandosi; se questa gli viene a mancare si scatena la cosiddetta ?crisi di astinenza?, che si manifesta in genere con effetti opposti a quelli prodotti dalla droga) o psichica (è il desiderio spasmodico della droga, accompagnato dalla convinzione di non potere più andare avanti senza assumere quella determinata sostanza).

Oppio e oppioidi

Cosa sono

L'oppio (dal greco opos: "succo" o "lattice") è il liquido lattiginoso contenuto nelle capsule ancora immature di una specie di papavero (Papaver somniferum) originaria dell'area mediterranea, ma coltivata da tempo in diversi paesi del mondo.

oppio L'oppio contiene 20 tipi di alcaloidi (composti organici azotati che agiscono sul sistema nervoso centrale), alcuni dei quali (come la morfina, la codeina e la tebaina) svolgono un'azione stupefacente.
I derivati dell'oppio (oppioidi) più comuni sono la morfina (largamente impiegata in ambito medico), il metadone (sostanza di sintesi usata per la disintossicazione delle persone "dipendenti" da oppioidi) e l'eroina (derivato della morfina sintetizzato in laboratorio).

Effetti farmacologici e modalità d'assunzione

In medicina, gli oppioidi si usano spesso come analgesici potenti (per il trattamento del dolore acuto, cronico e severo, come quello associato ad infarto del miocardio, cancro, malattie croniche ed interventi chirurgici), come antidiarroici e calmanti per la tosse. I loro principali effetti fisiologici comprendono depressione della respirazione, bradicardia e ipotensione ortostatica, rallentamento psico-motorio, riduzione dei processi digestivi e dell'urinazione, nausea e vomito, inappetenza, rash e orticaria a livello cutaneo, miosi, diminuzione dell'ovulazione e mancanza delle mestruazioni.
Gli oppioidi, inoltre, agiscono sul sistema nervoso centrale in maniera simile alle endorfine, alterando il rilascio dei neurotrasmettitori e riducendo, di conseguenza, la percezione del dolore, attenuando l'ansia e le risposte emotive: l'azione inibitoria sulle emozioni provoca l'effetto di indifferenza e di distacco percettivo che segue il momento di intenso piacere (flash) provocato dall'assunzione della sostanza e che può durare dalle 4 alle 6 ore.

La morfina come sostanza singola viene rapidamente assorbita per via orale (l'emivita di eliminazione è da 1 a 4 ore e mezzo) ed è metabolizzata a livello epatico in metaboliti inattivi che sono escreti con le urine.

L'eroina viene ?sniffata?, fumata o iniettata (in muscolo o in vena); il suo l'effetto dura dalle 3 alle 6 ore. Se un oppiaceo è assunto insieme ad altre sostanze sedative (alcool, tranquillanti) si può avere un pericoloso potenziamento degli effetti; l'assunzione insieme a cocaina o anfetamine, invece, riduce la sedazione e aumenta l'euforia. L'eroina si presenta sotto forma di polvere granulosa bianca o marrone; di solito viene mescolata con varie sostanze (talco, mannite, gesso) ed è preparata in scarse condizioni igieniche, per cui può presentare problemi di contaminazione da parte di batteri o di altri microrganismi.

Il metadone è un altro agonista dei recettori per gli oppioidi che presenta tutta una serie di vantaggi: in parte è metabolizzato dal fegato, ma in altra parte viene immagazzinato e rilasciato lentamente nell'organismo, non richiedendo l'assunzione di dosi eccessive durante il giorno; si assume per via orale; può essere somministrato in gravidanza (in questo modo riduce le ricadute ed aiuta a contenere le infezioni da HIV); produce una crisi di astinenza meno intensa e di minore durata rispetto a quella derivante da morfina o eroina.
E' l'unico analgesico approvato dagli enti americani per i programmi di disintossicazione per i soggetti che fanno uso di sostanza stupefacenti.

Effetti collaterali

Gli oppioidi 'puri' non sono tossici (anche se effetti collaterali frequenti sono nausea, vomito e stitichezza) ed un uso occasionale non crea problemi, a parte i rischi connessi ad un'overdose. Non tutte le persone trovano piacevoli i loro effetti, soprattutto le prime volte, ma per alcuni l'effetto calmante, la sensazione di isolamento e di pace in un mondo ovattato - in cui scompaiono preoccupazioni, tensioni, paure, mentre i pensieri diventano leggeri e liberi, i desideri si annullano e ogni cosa è come dovrebbe essere - sono attraenti o addirittura irresistibili. Molti non vanno oltre qualche esperimento, molti continuano ad assumerli ogni tanto, ma alcuni diventano consumatori quotidiani, andando incontro a tolleranza e dipendenza.

L'uso continuativo, infatti, determina col tempo l'assuefazione dell'organismo alla sostanza, che comporta tolleranza e dipendenza fisica, accompagnata, in caso di sospensione dell'assunzione, da crisi di astinenza e da dipendenza psicologica: in pratica, invece di assumere l'eroina per stare bene o meglio, si è costretti ad assumerla per non stare male. La crisi di astinenza si presenta in genere dopo circa 8 ore dall'ultima assunzione ed è caratterizzata da ansia, sbadigli e sudorazione, lacrimazione, insonnia, crampi e dolori diffusi.

Rischi

L'eroina di strada è sempre una sostanza impura e mescolata a tagli potenzialmente tossici. La dose effettivamente assunta è imprevedibile. I rischi sono l'overdose e tutti quelli connessi alle iniezioni fatte senza rispettare le norme igieniche; al primo posto le infezioni (epatiti, endocarditi, AIDS) perché si usano strumenti non sterili, non ci si disinfetta la pelle o, peggio, si scambiano le siringhe. Il rischio di overdose per un soggetto non tollerante è molto elevato, dato che quello che si compra come eroina può avere concentrazioni variabili dall'1 all' 80% di sostanza attiva.

L'overdose consiste in un'assunzione eccessiva di oppiacei (soprattutto di eroina, che, agendo sui centri respiratori, può comportare coma e morte per asfissia a causa dell'eccessivo rilassamento muscolare): si manifesta con perdita di coscienza, difficoltà respiratoria, miosi (pupille "a punta di spillo"), colorito bluastro, sonnolenza, confusione e coma.
L'entità dell'overdose dipende dalla quantità assunta e dal grado di purezza. Un'overdose va curata immediatamente, possibilmente con il naloxone, un antagonista specifico degli oppioidi, e con un ricovero in ospedale. Il rischio aumenta dopo un periodo di sospensione dell'uso, poiché si è diventati meno tolleranti e si corrono pericoli anche con una dose che prima era abituale.


Cocaina

Che cos'è

La cocaina è un alcaloide che si trova prevalentemente nelle foglie dell'arbusto di Erythroxylum Coca, una pianta coltivata da secoli in Perù e Bolivia e che ancora oggi rappresenta un elemento fondamentale della vita quotidiana di quelle popolazioni: le foglie di coca, una volta masticate, fungono da blando stimolante, alleviano la stanchezza e rendono meno faticoso il lavoro, combattono il mal di montagna, leniscono i morsi della fame e contengono vitamine, calcio, ferro, fosforo ed oligoelementi.

cocaina Nel mercato illecito, la cocaina si può trovare sotto forma di polvere bianca dal sapore amaro (in genere viene inalata o iniettata), cristalli, scaglie o tavolette (bianche o marronastre, si tratta della cocaina che in genere viene fumata).
Dopo la raffinazione chimica la cocaina (cloridrato di cocaina) viene quasi sempre tagliata e miscelata con altre sostanze.


Effetti farmacologici

La cocaina agisce con svariati meccanismi d'azione che sono responsabili dei suoi molteplici effetti.
Agisce da anestetico locale ad alta efficacia e tossicità, in quanto esercita la sua azione a livello della membrana cellulare, rallentando sia la generazione che la conduzione dell'impulso nervoso.
La cocaina, inoltre, causa un potenziamento delle risposte eccitatorie ed inibitorie legate ad un aumento della concentrazione dei neurotrasmettitori simpatici (serotonina, dopamina, noradrenalina, adrenalina) a livello dei propri recettori; ciò causa a livello periferico tutta una serie di effetti che possono essere così riassunti: aumento della forza di contrazione e della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa, vasocostrizione, rilassamento della muscolatura liscia (bronchiale, uterina, intestinale, vescicale), contrazione a livello muscolare, iperglicemia, inibizione della sintesi di insulina, lipolisi, midriasi.
In ultimo, la cocaina è un potente stimolante del sistema nervoso centrale che può provocare euforia, agitazione, eccitazione, tremori, movimenti convulsivi che, al termine dell'effetto prodotto dall'assunzione della sostanza, lasciano il posto ad ansia, irritabilità, aggressività, depressione e ad altre sensazioni sgradevoli.

Modalità d'assunzione

Le vie di somministrazione sono strettamente correlate alla durata d'azione di una singola dose: locale (da 20 a 40 minuti), orale e nasale (da 30 a 60 minuti), endovenosa e inalatoria (20-30 minuti).
La cocaina è bene assorbita per via orale (la biodisponibilità della cocaina è del 30-40%); per via topica è rapidamente assorbita attraverso le superfici delle mucose; l'assorbimento intranasale può essere invece limitato dall'azione vasocostrittrice esercitata dalla stessa cocaina.
Si distribuisce molto bene nell'organismo passando attraverso la barriera emato-encefalica e la barriera placentare (la cocaina e i suoi metaboliti sono stati ritrovati nel latte materno e in campioni di urine dei neonati dopo l'uso di cocaina da parte della madre).
La cocaina è rapidamente ed estesamente metabolizzata dal sangue e dal fegato. L'emivita di eliminazione può variare, a seconda della via di somministrazione, da 48 a 75 minuti.
L'85-90% di una dose di cocaina la ritroviamo nelle urine (1-5% di farmaco immodificato e il resto costituito dai suoi metaboliti).

L'assunzione di cocaina per via nasale è quella più diffusa: i cristalli sono finemente tritati sino a formare una striscia e quindi inalati (sniffati) mediante una cannuccia. Una dose contiene, in media, circa 20-40 mg di cloridrato di cocaina, a seconda del grado di purezza.
Le foglie di coca, invece, sono tenute in bocca e succhiate a lungo, oppure vengono usate per preparare un infuso caldo (mate de coca).
Ancora un'altra forma di cocaina è quella fumata sotto forma di crack: sale cloridrato convertito in una forma più volatile, di solito aggiungendo bicarbonato di sodio o acqua; la sostanza viene accesa e se ne inala il fumo. L'inizio dell'effetto è più rapido e l'intensità dello "sballo" è maggiore.


Effetti collaterali ed usi in terapia

L'uso moderato ed occasionale di cocaina non provoca serie conseguenze, salvo controindicazioni legate a reazioni di ipersensibilità alla cocaina. L'uso cronico e prolungato, invece, può creare seri problemi a livello di diversi organi od apparati: a livello del sistema cardiovascolare può provocare - in concomitanza di altri fattori di rischio (quali fumo di sigaretta, sedentarietà, soprappeso) - aritmie, infarto miocardio ed emorragie cerebrali; può causare l'aggravamento o determinare l'insorgenza di diversi disturbi psichiatrici (psicosi, disforia, attacchi di panico, delirio, allucinazioni, paranoia, iperattività e sensazione di grandiosità, tremori, tic, convulsioni, comportamenti aggressivi e violenti), che sono generalmente seguiti da profonda depressione del sistema nervoso centrale accompagnata da depressione respiratoria e circolatoria.

Possono anche verificarsi altre complicanze a livello periferico, quali nefrotossicità, aumento della temperatura corporea, perdita di peso, riniti, sinusiti, ulcerazioni nasali ed oro-faringee, broncospasmo, polmoniti, ipertensione polmonare, deterioramento dell'udito, del gusto e dell'olfatto, iperprolattinemia e disfunzioni sessuali, rash cutanei, mialgia e debolezza muscolare, rabdomiolisi.

L'uso di cocaina in gravidanza è causa di diverse anomalie nel feto, che vanno dal basso peso alla nascita ad anormalità a carico di diversi organi, fino alla morte improvvisa nella culla e all'aborto spontaneo.
In seguito all'uso intranasale, la morte può verificarsi anche a causa dell'assunzione di piccole dosi, mentre l'uso endovenoso può produrre morte improvvisa per tossicità cardiaca.
La cocaina di strada (ne esistono diversi nomi, come free-base, crack, rock, speedball, baseball, coke, snow, e Dama Bianca) spesso contiene impurità, tra cui amfetamine, eroina e altre sostanze che possono contribuire alla tossicità.

A prescindere da quello voluttuario, attualmente l'uso della cocaina è quasi interamente ristretto a procedure chirurgiche che riguardano l'anestesia del naso, gola, bocca ed orecchio; è usato in ambito pediatrico per la riparazione di piccole lacerazioni al viso e come unguento contro le emorroidi.

Dipendenza e tolleranza

La cocaina non provoca dipendenza fisica, ma può comportare una dipendenza psicologica che si manifesta con il desiderio costante di assumere la sostanza.
La sospensione dell'uso protratto di cocaina richiede un'assistenza considerevole: la depressione - accompagnata da irritabilità, craving, dolori muscolari, tremori, brividi - può durare anche diversi giorni e richiede un trattamento adeguato.

L'overdose da cocaina è rara per chi ?sniffa?, ma è un pericolo reale per chi la usa per via endovena: si manifesta con tremore, vomito, agitazione, convulsioni, delirio, febbre alta e, più raramente, coma e morte per aritmie ed insufficienza cardiovascolare.
Allo stato attuale, non esiste un farmaco antagonista. In genere non è necessario il trattamento dell'intossicazione acuta da cocaina, perché la droga ha una durata d'azione estremamente breve e l'approccio più adeguato è costituito da una stretta sorveglianza e dal sostegno delle funzioni vitali.


Cannabis: marijuana e hashish

Che cosa sono

Marijuana ed hashish sono droghe estratte da diverse specie di Cannabis (c. sativa, c. indica), qualità di canapa ricche del principio attivo THC (delta-9-tetraidrocannabinolo).
La canapa indiana cresce nelle regioni temperate, ma, ad eccezione di alcuni paesi, la sua coltivazione è illegale.

cannabis Ciò che comunemente chiamiamo marijuana non è altro che un miscuglio di foglie e fiori di Cannabis essiccati e triturati.
E' chiamato hashish, invece, la resina pressata della pianta, che contiene una quantità di principi attivi superiore rispetto alla marijuana (3-5% di THC vs. 7-14% di THC nell'hashish).



Effetti farmacologici ed usi terapeutici

Non si conosce ancora l'esatto meccanismo d'azione del THC, ma si pensa che hashish e marijuana interagiscano con recettori specifici localizzati nel sistema nervoso centrale, gli stessi ai quali si lega un neurotrasmettitore endogeno, l'anandamide, contenuto anche nel cioccolato.
I derivati della cannabis hanno effetti sedativi e rilassanti: a basse dosi possono dare sensazioni di leggera euforia, reattività, aumento dell'eccitabilità, leggerezza, aumento dell'appetito, cui segue una sensazione di benessere fisico e psichico. Ad alte dosi, invece, possono provocare forti alterazioni sensoriali e percettive, con sensazioni di isolamento, passività, demotivazione, ansia, tachicardia, nausea, attacchi di panico e paranoia e incidono negativamente sulla capacità di comprensione, di memoria e sui tempi di reazione. Gli effetti sono spesso determinati dall'umore del momento, dalla dose di sostanza assunta o dalla contemporanea assunzione di altre sostanze.

La cannabis, inoltre, possiede interessanti proprietà farmacologiche: abbassa la pressione intraoculare, combatte la nausea e il vomito nella chemioterapia, ha un'azione analgesica ed antispastica, stimola l'appetito e migliora l'umore. Recentemente è stato riscontrato che il THC è coinvolto nei meccanismi che regolano la sopravvivenza, la crescita e la morte cellulare e, quindi, se ne prospetta l'uso anche in campo antitumorale.

Percorso nell'organismo

La marijuana e l'hashish si fumano (il secondo viene mescolato al tabacco). Ogni sigaretta rilascia un contenuto di THC variabile dall'1 all'1.5%; il THC si assorbe immediatamente e l'effetto si manifesta in pochi minuti.
Molto più lento è l'assorbimento per via orale e gli effetti - che dipendono dalla dose assorbita - sono più imprevedibili per intensità e durata - si manifestano dopo 30-40 minuti. La durata varia dalle 3 alle 5 ore circa. Si distribuisce molto bene nell'organismo ed è escreto prevalentemente per via urinaria.
Il THC penetra attraverso la barriera placentare: l'uso di cannabis in gravidanza è risultato associato a basso peso del neonato alla nascita, alterazioni nella crescita del feto e aumento della predisposizione alle malattie.

Effetti collaterali

Da un punto di vista farmacologico, la cannabis è una delle sostanze più sicure: la sua tossicità è trascurabile e non sono documentati casi di morte causati dall'assunzione di dosi eccessive di THC.
La tossicità cronica è più difficile da valutare: il THC avrebbe effetti negativi sul sistema cardiovascolare (tachicardia, palpitazioni, ipotensione posturale), sul sistema immunitario e sulla memoria; inoltre, fumare marijuana o hashish, in misura maggiore del fumo di tabacco, porta nei polmoni sostanze cancerogene e monossido di carbonio derivanti dalla combustione, creando difficoltà nella respirazione e predisponendo il soggetto all'insorgenza di patologie infiammatorie e di cancro.
Un ulteriore fattore di pericolosità legato all'uso di questi, come di altri farmaci per uso voluttuario, è legato alle possibili adulterazioni di questa droga con altre sostanze tossiche, tra cui la fenciclidina e/o la contaminazione di origine fungina.
E' stata riscontrata la comparsa di atrofia cerebrale nei fumatori di THC come effetto a lungo termine, anche se sono necessari ulteriori studi per determinare se il fumo di marijuana può causare realmente questo evento.
La cannabis può provocare dipendenza psicologica nei consumatori abituali (con il consumo cronico, si ha bisogno di dosi sempre minori per ottenere gli stessi effetti), che possono reagire ad una sospensione dell'assunzione della droga con agitazione, ansia, insonnia, tremori, anoressia ed aumento dell'aggressività.
Diversi problemi sono legati agli effetti psicoattivi del THC, che possono essere pericolosi quando si guida o quando si devono compiere lavori che richiedono attenzione e prontezza di riflessi. L'assunzione contemporanea di altri farmaci ipnotici e sedativi può potenziare gli effetti di depressione sul sistema nervoso centrale.

Anfetamine

Che cosa sono

Le anfetamine (o amfetamine) sono un gruppo di sostanze di sintesi ad azione stimolante sul sistema nervoso centrale: sopprimono il sonno, la stanchezza e l'appetito, incrementando la resistenza fisica e la capacità di concentrazione. Inoltre provocano stimolazione a livello respiratorio, aumento della pressione arteriosa, midriasi, broncodilatazione, ridotta urinazione.
L'azione anoressigena, che permette di usare queste molecole contro l'obesità, è legata alla stimolazione dei centri ipotalamici che regolano, tra le altre funzioni, proprio la fame e la sazietà.

Effetti farmacologici ed usi terapeutici

Gli effetti delle anfetamine durano, in genere, diverse ore e spesso dipendono dal set (personalità e aspettative del consumatore) e dal setting (situazione e ambiente in cui si consumano).
Le anfetamine stimolanti provocano euforia, eccitazione (si è in grado di ballare tutta la notte e non accusare fatica), sensazione di potenza, facilità di parola, alterazione del ritmo sonno-veglia, aumento della concentrazione e delle prestazioni psico-fisiche. Le anfetamine allucinogene, prese a piccole dosi, hanno moderati effetti stimolanti accompagnati da leggera euforia, e, a dosi elevate, hanno effetti allucinogeni.

anfetamine Negli anni '60 in Italia e in molti altri paesi le anfetamine erano vendute liberamente in farmacia ed erano molto usate da chi, per studio o per lavoro, aveva necessità di aumentare la capacità di concentrazione e la resistenza alla stanchezza. Oggi, con l'eccezione di alcuni farmaci contro l'obesità, non sono più usate in medicina, ma sono spacciate sul mercato illegale sotto forma di pasticche, capsule o polvere.

Percorso nell'organismo

Normalmente l'assunzione di anfetamine avviene per via orale, ma in forma di polvere si possono fumare, sniffare o iniettare (in questo caso il rischio di overdose è maggiore). Le anfetamine sono anche usate come sostanze da taglio per preparare ecstasy o, unite all'LSD, sotto il nome di acidi.
Sono ben assorbite dal tratto gastrointestinale e dalla mucosa buccale, il tempo per raggiungere il picco della concentrazione plasmatica è tra 2 e 7 ore e, di conseguenza, la durata d'azione di una singola dose supera le 10 ore. Si accumulano in elevate concentrazioni al di là della barriera emato-encefalica e nel latte materno, sono estesamente metabolizzate dal fegato e escrete per via urinaria e la loro emivita di eliminazione può variare da 7 a 31 ore.

Effetti collaterali

Le anfetamine sono tossiche per il sistema nervoso in virtù del loro meccanismo d'azione (provocano insonnia, tremori, euforia, cefalea, depressione, labilità emozionale, convulsioni, ansietà, irritabilità, sintomi psicotici) e, poiché hanno effetti tossici sul ritmo cardiaco e sulla pressione arteriosa, deve evitarne l'assunzione chi soffre di problemi cardiovascolari.
Tra gli altri effetti abbiamo sintomi extrapiramidali, ipotensione ortostatica, secchezza delle fauci, diarrea, perdita di peso, ipertiroidismo, disfunzione polmonare (legata ad un'inappropriata somministrazione in quanto i soggetti si iniettano in vena le tavolette sciolte in acqua che formano emboli nel polmone), aumento della temperatura corporea, anoressia, impotenza e riduzione della libido. Sono controindicate in gravidanza (eccetto che nel caso di narcolessia secondo un regime medico ben monitorato) e non vanno somministrate in associazione ad inibitori delle monoamino ossidasi, antidepressivi triciclici e altri farmaci antidepressivi, che causano un potenziamento degli effetti stimolanti a livello sia centrale che periferico.

L'uso di anfetamine ad alte dosi, specie se continuato, è in genere seguito da un periodo di "crollo psicofisico": quando l'effetto finisce sono amplificate le sensazioni lenite e ci si sente svuotati, spossati, irritabili, depressi.

La tentazione di allontanare da sé questi effetti negativi può spingere ad assumerne ancora, provocando dipendenza psicologica, e a ricercare una maggiore quantità di sostanza per provare nuovamente quelle stesse sensazioni di benessere psichico e fisico legate all'assunzione della droga. Ciò accade in quanto l'organismo ben presto incomincia a sviluppare tolleranza per gli effetti euforizzanti ed anoressizzanti. L'uso cronico di anfetamine può, inoltre, determinare un vero e proprio decadimento fisico (con affaticamento, umore disforico, insonnia), problemi relazionali, psicosi, comportamenti aggressivi e idee di suicidio.

Inoltre un altro rischio potenziale per coloro che si iniettano le amfetamine è l'avvelenamento acuto da piombo. Un metodo illegale, ma comune, nella produzione di questa droga è usare acetato di piombo come reagente chimico. Pertanto, errori nella produzione possono portare a metamfetamina inquinata con piombo e casi d'avvelenamento acuto con piombo in persone che s'iniettano la metamfetamina.


Ecstasy

Che cos'è

L'ecstasy è una droga sintetica costiuita generalmente dalla molecola MDMA (3,4-metilendiossimetanfetamina), un'anfetamina con effetti eccitanti ed allucinogeni: questa sostanza è definita 'empatogena', perché favorisce la socialità (in passato era impiegata per rendere loquaci i pazienti, favorendo fiducia e confidenza durante le sedute di psicoterapia), causa un aumento della lucidità e della capacità di concentrazione e dà la sensazione di sentirsi in armonia con se stessi e con il mondo.

Gli effetti eccitanti sono legati al meccanismo d'azione caratteristico di tutte le anfetamine, mentre gli effetti allucinogeni specifici dell'ectasy sono dovuti al fatto che tale sostanza causa il rilascio di serotonina; ciò causa nell'arco di 4-6 ore quell'effetto 'down', durante il quale si avverte grande stanchezza, rallentamento dei riflessi, ci si può addormentare all'improvviso.

Tipi di droga

ecstasy L'ecstasy è venduta sul mercato illegale sotto forma di pasticche, capsule e polvere. La forma più diffusa è senz'altro quella delle pasticche colorate con disegni stampati sulla superficie (le figura danno il nome al tipo di pasticca e ne indicano l'effetto).

Sono attualmente noti e commercializzati clandestinamente numerosi altri derivati anfetaminici; i più diffusi in Italia sono quelli con caratteristiche chimiche simili all'MDMA, quali la 3,4-metilendiossietilanfetamina (MDEA, eve), la 5-metossi-3,4-metilendiossimetanfetamina (MMDA), la 3,4-metilendiossianfetamina (MDA, love drug).

La massima diffusione di queste sostanze è determinata dalla relativa facilità di produzione in laboratori clandestini (le reazioni di ottenimento dei prodotti finali sono, infatti, semplici e possono essere condotte anche in laboratori non particolarmente attrezzati) e dal costo contenuto del prodotto finito che la rende facilmente accessibile a tutti.

Effetti farmacologici e modalità d'assunzione

L'ecstasy si assume prevalentemente per via orale, ingoiando le pasticche, lasciandole sciogliere sotto la lingua o mandandole giù all'interno di cocktail e bevande. Molto più raramente è inalata o iniettata (questa pratica però è diffusa solamente tra i tossicodipendenti da oppiacei).

Dato che l'ectasy agisce soprattutto sulla serotonina - una sostanza del nostro cervello che regola l'umore, il sonno e l'appetito - dopo l'assunzione ci si sente carichi, in armonia col mondo e non si avvertono stanchezza e fame; si osserva, inoltre, facile distraibilità, comportamenti stravaganti, 'craving' per cibi particolari.

Agisce dopo 20-40 minuti, il massimo dell'effetto si raggiunge dopo circa un'ora e permane per 4/8 ore dopo l'assunzione della pasticca: le percezioni sono intensificate, la musica si sente meglio, i colori appaiono più intensi. Gli effetti più comunemente riportati e ricercati sono uno stato di benessere, euforia e piacere, sintonia con l'altro, facilità di comunicazione. L'MDMA rimane nelle urine per 2-4 giorni, per ottenere l'eliminazione rapida nel soggetto si procede all'acidificazione delle urine.

Effetti collaterali

Se non si dà all'organismo il tempo necessario a recuperare il proprio equilibrio biochimico si rischia di danneggiarlo più o meno permanentemente: l'assunzione di ecstasy comporta un affaticamento del sistema cardiovascolare (il cuore pompa di più e la pressione arteriosa sale di molto), ipertermia (aumento della temperatura corporea, anche fino a 42°C) e, poiché il cervello deve compiere un grave sforzo per rilasciare grosse quantità di serotonina, può provocare la distruzione di terminali nervosi e dei neuroni serotoninergici.

Tra gli altri effetti abbiamo tremori, digrignamento dei denti, eccessi di caldo e freddo, disidratazione, crampi muscolari, sovraffaticamento, pallore, midriasi, secchezza delle fauci, nausea e vomito. A livello centrale si può avere cefalee, insonnia, attacchi d'ansia, panico, tendenze aggressive, idee di suicidio, depressione, turbe della memoria, abbassamento delle difese immunitarie con una maggiore esposizione a malattie (dovuto alla cattiva alimentazione e allo stress psico-fisico).

Nei casi più gravi si osserva rabdomiolisi con mioglobinuria, insufficienza renale acuta, coagulazione intravascolare disseminata ed ipertermia, la cui insorgenza è favorita non solo dalla sostanza, ma anche dall'attività fisica prolungata (il ballo) in ambienti sovraffollati, caldo-umidi e con ventilazione insufficiente.

Frequenza cardiaca e pressione arteriosa sono elevate, e possono presentarsi severe aritmie con ipotensione fino allo shock. Per molti di questi effetti manca una chiara correlazione con la dose di sostanza assunta. Un serio pericolo è legato al fatto che le pasticche vendute sul mercato illegale possono contenere sostanze nocive o tossiche e sono spesso mescolate con altre sostanze d'abuso come cocaina, cannabis, alcool o farmaci (sedativi ed oppiacei).

LSD - Dietilamide dell'Acido Lisergico

Gli allucinogeni

Le droghe allucinogene sono sostanze - per lo più di origine vegetale, ma anche semisintetiche (LSD) o sintetiche - caratterizzate da effetti su percezioni, sensazioni, emozioni e processi mentali.

Gli allucinogeni naturali più diffusi sono la mescalina, presente nei cactus Peyote (Lophophora williamsii) e San Pedro (Trichocereus pachanoi), la psilocibina e la psilocina, sostanze contenute in molti 'funghi magici' (Psilocybe, Copelandia, Panaeolus).

LSD

LSD è il nome con cui è indicata la dietilamide dell'acido lisergico, sostanza scoperta nel 1938 nell'ambito di una ricerca sui derivati dell'acido lisergico presenti nella "segale cornuta" (Claviceps purpurea), un fungo parassita della segale e di altre graminacee.

LSD L'LSD è un derivato che nella sua struttura assomiglia molto alla serotonina e ne imita l'azione agendo da ?agonista non selettivo? a livello di diversi siti nel sistema nervoso centrale, con forti effetti allucinogeni.
L'LSD è stata utilizzato in medicina nella terapia di casi di alcolismo, autismo, neurosi, disfunzioni della sfera sessuale e per attenuare il dolore dei pazienti terminali.

Effetti farmacologici e modalità d'assunzione

L'LSD è inodore, insapore e incolore; si presenta sotto forma di polvere, gocce, capsule, compresse, tavolette di gelatina, cubi di zucchero o soluzione fatta evaporare su filtri o carta assorbente. Molto spesso l'LSD è tagliata prima della vendita con altre droghe o sostanze come zucchero, stricnina, fenciclidina, cocaina e caffeina.
Il principale effetto è il trip, il ?viaggio?, un'esperienza psichedelica, "rivelatrice della psiche", che provoca distorsioni percettive ed allucinazioni.
Si assorbe molto rapidamente, a prescindere dalla via di somministrazione. Il trip dura da 2 a 12 ore, a seconda del tipo di sostanza e della dose, è imprevedibile (dipende dallo stato mentale, dalla personalità e dalle aspettative del soggetto) e può essere anche spiacevole e angosciante (bad trip). L'LSD si distribuisce preferenzialmente in fegato, milza, reni e polmoni, si lega fortemente alle proteine plasmatiche, l'emivita media è intorno alle 4 ore, è metabolizzata dal fegato ed escreta a livello renale.

Effetti "positivi" sono la "rivelazione" (scoperta di nuovi aspetti in oggetti comuni), le visioni caleidoscopiche (arabeschi o disegni geometrici), le sinestesie (il sentire i colori e il vedere i suoni), la dissoluzione delle immagini in forme di luce e colore, la sensazione di dissociazione della mente dal corpo; si possono avere profonde sensazioni di armonia interiore e di sintonia con l'universo, fino al raggiungimento di stati estatici con alterazione della percezione dello scorrere del tempo.
Il ?bad trip? si manifesta, invece, con crisi di ansia, angoscia, e panico, fino al senso di dissociazione e alla perdita di identità. Questi effetti negativi sono in genere solo temporanei e si alleviano rapidamente se altre persone sono in grado di rassicurare e calmare il soggetto in crisi.
Nei casi di ingestioni di grandi quantità di LSD, possono inoltre presentarsi casi di ?flashback?, ossia un'improvvisa ricomparsa delle percezioni alterate a distanza di tempo dall'assunzione.
L'incidenza di questi fenomeni varia dal 15 al 77% in soggetti che hanno avuto come minimo una singola esperienza psichedelica.

Effetti collaterali

L'LSD non dà dipendenza fisica con crisi d'astinenza, ma può comportare tutta una serie di complicanze a livello di diversi organi, quali spasmi delle arterie cerebrali, convulsioni, ipo- o iper-tensione, aumento della temperatura corporea, tachicardia, midriasi, broncocostrizione, vomito, diarrea, salivazione, anoressia, insufficienza renale, coma e, in casi estremi, può condurre alla morte. Anche se non è ancora ben chiaro il meccanismo, sembra che LSD sia implicata nella teratogenesi.
Come tutti gli allucinogeni, può determinare reazioni indesiderate e sensazioni negative a livello psichico: ansietà, cambi comportamentali, depersonalizzazione, allucinazioni visive ed uditive, attacchi di panico, alterata percezione dei colori, cambiamenti nell'umore per cui durante il ?viaggio? è utile avere accanto una persona pronta ad intervenire nel caso di crisi. Il trattamento di questi episodi di intossicazione è effettuato spesso in ospedale attraverso il monitoraggio dei parametri vitali, la prevenzione dell'assobimento della sostanza con carbone attivo, l'uso di sedativi, ansiolitici ed antipsicotici per i disturbi psichici, la prevenzione dell'insufficienza renale mediante ripristino dei fluidi corporei e di tutti gli altri effetti tossici mediante opportuni trattamenti farmacologici.
Dopo 3 o 4 dosi giornaliere si può verificare tolleranza nei confronti degli effetti comportamentali e si è osservata anche tolleranza crociata con altri allucinogeni come mescalina ed anfetamine.


Mescalina

Che cos'è

mescalina La mescalina - forse la più antica sostanza psichedelica conosciuta dall'uomo - è un alcaloide allucinogeno contenuto nel Peyote (Lophophora Williamsii), un piccolo cactus che cresce prevalentemente in Messico e nelle regioni desertiche dell'America centro-settentrionale; è presente, in concentrazioni minori, anche in altri cactus, quali il San Pedro (Trichocerus Pachanoi) e la Torcia Peruviana (Trichocerus Peruvianus).
Da secoli utilizzata nelle cerimonie religiose e nei riti sciamanici delle popolazioni amerinde, la mescalina possiede anche proprietà antibiotiche e analgesiche.

Effetti farmacologici e modalità d'assunzione

La mescalina è strutturalmente molto simile alle anfetamine ed ha anch'essa un'azione stimolante sul sistema nervoso centrale: è un potente allucinogeno che agisce sui recettori cerebrali, in particolare sui recettori della serotonina e della dopamina, causando alterazioni della coscienza e della percezione; poiché colpisce principalmente l'area del cervello collegata al nervo ottico, provoca delle forti allucinazioni visive e degli effetti di sinestesia.
Gli effetti iniziano dopo due o tre ore dall'ingestione e possono durare fino a 12 ore; la sostanza è rapidamente assorbita, si distribuisce rapidamente ai tessuti periferici, si lega fortemente alle proteine epatiche, è metabolizzata a livello epatico ed escreta con le urine: l'emivita di eliminazione dal cervello è di 55 minuti.

L'attività psichedelica è preceduta da nausea e vertigini, aumento del ritmo cardiaco, della pressione sanguigna e della temperatura corporea, incremento della sudorazione e della salivazione, sensazioni di caldo e di freddo, attenuazione degli stimoli della fame e della sete, tremori, poliuria, debolezza muscolare.
Poi, durante il ?trip?, ci si sente euforici e pieni di energia; le pupille si dilatano, si ha una sensazione di maggiore acutezza visiva e si sperimentano alterazioni sensoriali, allucinazioni di natura olfattiva, visiva, tattile e gustativa e alterazioni della percezione dello spazio e del tempo. Al termine degli effetti euforici, si entra in uno stato di coscienza contemplativo caratterizzato da sensazioni di pace interiore e di empatia nei confronti del mondo esterno.

La mescalina si assume per via orale, mangiando il Peyote (di solito tagliato a fette ed essiccato) o bevendone un infuso. Il Peyote contiene dall'1 al 6% di mescalina. Sul mercato illegale si trova anche in una forma sintetica, ottenuta con l'estrazione del principio attivo dal cactus, e si può presentare sotto diverse forme: capsule, sali, cristalli, polvere cristallina di colore bianco o marrone, liquido; inoltre si possono trovare, come sostituti della mescalina, delle pasticche molto piccole e brillanti, che sono venduti come mescalina, ma contengono solo piccole quantità di LSD.

Effetti collaterali

La mescalina, così come altri allucinogeni, è a bassa tossicità e non comporta dipendenza, ma, poiché agisce sulle funzioni del cervello, può far insorgere reazioni psicotiche e problemi di tipo psicologico.

Il rischio principale è quello di incappare in cattive esperienze allucinatorie (bad trip) che possono comportare attacchi di panico, tachicardia, perdita di conoscenza, tremori, convulsioni, alterazione della capacità di pensiero e di giudizio, idee di suicidio, instabilità emozionale, paura, paranoia, flashback, psicosi e depressione. Inoltre è considerata un potente teratogeno e produce vasospasmo cerebrale.

E'stata documentata tolleranza, ma non con gli stessi effetti legati al 'craving' per gli oppioidi; si può parlare di tolleranza crociata con LSD, psilocibina e con tutti gli allucinogeni, escluso la marijuana, con una dose che prima era abituale.

Altre droghe

Poppers (o Liquid gold, Rave, Hi-tech, rush)

Nome gergale del nitrito di amile, prodotto medicinale usato per lenire i dolori dell'angina pectoris, che provoca vasodilatazione generalizzata, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna verso il cervello.

Il 'poppers' è venduto in fiale che, se inalate o aspirate a bocca aperta, causano distorsioni percettive, un senso di euforia e vitalità ed hanno azione stimolante sulla sfera sessuale. Si trova in piccole bottiglie di plastica imbevuto in cotone o in altra materia assorbente. Gli effetti sono immediati e durano 2/3 minuti e tra quelli negativi abbiamo nausea, vomito, vertigini, mal di testa, alterazioni della vista, crisi respiratorie, gonfiore al naso, alterazioni del ritmo cardiaco, perdita di coscienza. Data l'alta infiammabilità e tossicità, risulta particolarmente pericoloso se fumato o inghiottito.

Ice

L'Ice (o Shabu) è un particolare tipo di anfetamina che agisce come stimolante del sistema nervoso, provocando sensazioni di euforia, eccitazione ed invulnerabilità (gli effetti durano dalle 8 alle 24 ore). Si presenta sotto forma di cristalli, che possono essere fumati o masticati. Sciolta in bevande analcoliche, o talvolta fumata in pipe come il crack, questa sostanza tende ad alzare al massimo i livelli di attenzione e abbassa i freni inibitori. E' estremamente tossica e può facilmente portare alla dipendenza; inoltre scatena aggressività, allucinazioni, depressione e provoca disturbi renali.

Cobret

E' un derivato dell'eroina con una quantità di principio attivo molto bassa, utilizzato sul mercato illegale per ?contrastare? gli effetti degli psicostimolanti: dopo l'assunzione di ecstasy, il cobret calma e rilassa. E' venduto come polvere marrone da fumare o inalare. Può provocare assuefazione, dipendenza ed espone a rischio di overdose, analogamente all'eroina.

GHB

L'acido gamma-idrossi-butirrico (GHB) è una sostanza psicoattiva utilizzata in passato come anestetico generale ed attualmente per il trattamento della sindrome da astinenza da oppioidi. E' assunto assieme o dopo l'ecstasy: in dosi moderate ha effetti rilassanti, mentre quantità maggiori danno spossatezza e disorientamento. Se mescolato con l'alcool può essere letale.

Speed

Sono chiamati Speed (= velocità) gli stimolanti sintetici che spesso sono classificati come anfetamine, ma che hanno formule chimiche diverse.
Sono venduti sotto forma di polvere, tavolette o capsule, ma possono essere assunti anche per via intranasale, fumati o iniettati endovena.
Gli effetti provocati dagli stimolanti sintetici (di durata dalle 4 alle 24 ore) sono quelli di stimolazione cerebrale, sensazione di energia e di lucidità, prolungamento dello stato di veglia ed eliminazione della stanchezza, accelerazione del polso, sudorazione, bocca asciutta, pupilla dilatata, inappetenza.
Possono provocare, inoltre, aumento della pressione, collasso, tremori, ansia, insonnia, disturbi circolatori e cardiaci, perdita di peso e dell'appetito, disturbi mentali. Per uso endovenoso rischio di morte. L'uso continuo di stimolanti può dare dipendenza.
La sindrome di astinenza si manifesta con: depressione, stanchezza, crampi, sonnolenza e si intreccia con i sintomi di intossicazione cronica. Forte è anche la dipendenza psichica. L'abuso di stimolanti può indurre, per compensazione, a usare droghe depressive (alcol, tranquillanti, sonniferi). Alcuni tossicodipendenti estremi mescolano speed ed eroina per ottenere lo speedball.

Ketamina

La ketamina (altri nomi: Special K, KET) è un anestetico generale utilizzato prevalentemente per scopi veterinari che negli ultimi anni si è diffuso come allucinogeno/anestetico (spesso per sedare l'agitazione lasciata da altre sostanze). Si presenta come un liquido molto simile all'acqua, che è poi riscaldato per ottenere una polvere biancastra da sniffare. Il liquido può essere anche bevuto o iniettato per via intramuscolare, aumentando, però, moltissimo il rischio di overdose e provocando paralisi temporanea ed insensibilità ai dolori.
L'effetto della ketamina si manifesta nell'arco di 5-20 minuti, ha la durata di circa un'ora e dipende, oltre che dalla purezza e dalla modalità di assunzione, dalla predisposizione del soggetto e dal contesto. A differenza delle altre droghe in circolazione, non regala ne' piacere fisico, ne' buonumore, ne' energia; il suo effetto anestetico/dissociativo si potrebbe riassumere come un progressivo distacco della mente dal corpo. Andando oltre si perde progressivamente il senso del tatto, del tempo e si ha la sensazione di essere trascinati fuori dal proprio corpo fino a raggiungere, attraverso una sorta di viaggio extradimensionale (80-120mg), la cosiddetta ?near death experience?, una specie di morte apparente vissuta ad occhi aperti.
Tra gli effetti secondari ci sono vertigini, difficoltà/incapacità di parlare, freddo, prurito, diarrea. Assumere ketamina fa abbassare la temperatura del corpo e può provocare nausea e perdita del senso dello spazio e dell'equilibrio; inoltre, l'effetto anestetico può fare ignorare ferite o contusioni.

Smart Drugs

Il loro nome significa letteralmente "droghe furbe". Tra queste troviamo sostanze, solitamente di origine naturale, con una composizione chimica che ricorda quella degli stimolanti come l'ecstasy. La principale e di gran lunga la più consumata di queste sostanze è l'efedrina, ma il gruppo include anche caffeina, taurina, guaranà e altri allucinogeni molto blandi.
Attualmente esiste una notevole confusione su Smart Drugs, droghe vegetali, droghe etniche, droghe etnobotaniche, droghe naturali, bio droghe, eccetera.... Per taluni le Smart Drugs sono quelle bevande energetiche, quelle pastiglie che cercano di fornire degli effetti eccitanti (cercano di simulare l'effetto dell'ecstasy) restando nella legalità (ad esempio ginseng o caffeina). Queste sostanze sarebbero consumate principalmente in ambienti come la discoteca. Per altri le Smart Drugs si confondono molto più con le droghe naturali o con le droghe etniche e il loro consumo avverrebbe soprattutto in ambienti più alternativi rispetto alla discoteca. Questa è l'ennesima dimostrazione del fatto che sulle droghe generalmente vi è poca chiarezza, spesso circolano delle leggende metropolitane che con il passare del tempo diventano convinzioni.
Gli effetti si iniziano a percepire entro 1 ora dall'assunzione. In generale le Smart Drugs producono un senso di euforia e di eccitazione che si protrae per qualche ora (3 - 6 mediamente). Altri effetti tipici includono proprietà stimolanti, pro-sessuali e/o rilassanti.
Malgrado il nomignolo che le fa apparire innocue, queste sostanze possono provocare rigidità muscolare, crampi, nausea, vomito, ansia, tachicardia e, quando si esagera con le dosi, anche collasso cardiocircolatorio.
Molti dei principi attivi contenuti nelle Smart Drugs (l'efedrina e la creatina per citarne un paio) rientrano nella categoria delle sostanze "dopanti": chi pratica regolarmente un'attività sportiva è avvertito!

Efedrina

Sostanza estratta dalla pianta di Ephedra, molto diffusa in Europa, in Asia e nelle zone aride del Nord America. La pianta contiene un alcaloide utilizzato nella farmacopea ufficiale per combattere alcune malattie delle vie respiratorie, le patologie cardiovascolari e l'ipotensione. Produce effetti simili a quelli dati dall'adrenalina ed è usata anche come doping. Provoca forti danni al sistema nervoso centrale.
L'efedrina è la base per produrre il Cat (metacatinone) bestia nera dell'interforce antidroga americana: produce effetti di superpotenza ed eccitazione, ma anche paranoia, piaghe al naso, inappetenza e conseguente perdita di peso.

Flatliner

Si tratta di un composto sintetico molto simile all'ecstasy, che, anche se venduto generalmente in pasticche, è di solito sniffato o fumato dopo averlo ridotto in polvere.
E' una sostanza che può diventare molto pericolosa: può provocare allucinazioni che possono durare dai 30/40 minuti fino alle 8 ore, in funzione del dosaggio assunto; inoltre, può provocare gravi danni sul piano fisico, che vanno da crampi e mal di stomaco al senso di soffocamento e convulsioni, fino alla paralisi degli arti.

XTC

L'XTC è una droga sintetica formulata di recente. E' un derivato dell'anfetamina e quando lo si prende provoca un effetto eccitante che dura da 4 a 8 ore; si trova sul mercato sotto forma di pillole e capsule colorate.

Brown

E' un liquido di colore giallo o marrone scuro, utilizzato per via endovenosa. Produce un effetto a breve termine di piacere e non fa sentire la fame. Prodotto nella Repubblica Ceca, non è diffuso in Italia.

Bufo (rospo)

Si tratta di un alcaloide estratto dal liquido delle ghiandole cutanee e paratiroidee del rospo Bufo e di alcune varietà di pesci palla; è diffusa soprattutto negli Stati Uniti. Secondo le conoscenze scientifiche il liquido secreto dal Bufo contiene ventisei principi attivi, tra cui l'adrenalina e bufotenina. Quest'ultimo componente è di tipo allucinogeno e provoca effetti eccitanti simili all'anfetamina.

Chat

E' un'erba coltivata nel corno d'Africa. Il principio attivo è il catinone, che resiste nella pianta estirpata poco meno di 48 ore. Per questa ragione lo spaccio è concentrato intorno agli aeroporti internazionali, soprattutto nel nord Italia. Assomiglia alla marijuana, ma ha foglie più carnose. I consumatori sono soprattutto immigrati, poiché nella loro terra d'origine è comune masticarlo.

Colla

Sono le droghe dei poveri, spesso dei bambini di strada, in Brasile come in Nepal o nei paesi dell'Est. Si inalano i vapori di alcuni collanti e prodotti chimici, generalmente utilizzati in artigianato (concerie di pellame, botteghe per la riparazione di calzature).

D.M.T. (Dimetiltriptamina)

Sostanza cristallina incolore, ricavata dai semi di alcune piante delle Antille e dell'America del Sud. Si può ottenere anche per sintesi in laboratorio. La polvere ricavata dai semi è usata per via inalatoria: ad Haiti è nota con il nome di Cohoba.

Pervitin

E' una polvere bianca, solubile in acqua, da iniettare. E' assunta in media ogni sei ore. La dose è in genere di 200 milligrammi, ma dipende dalla qualità e dal grado di purezza del prodotto. E' usato in terapia con le stesse indicazioni dell'efedrina. Gli effetti più frequenti sono sensazioni di benessere, euforia ed energia, perdita totale del senso della fame, della sete e del sonno.

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Data pubblicazione lun, 25 lug 2011
Data ultima modifica lun, 25 lug 2011
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